Acque Facili e Acque Difficili 4

Fa capitolo a sé l'attenzione totale a non smuovere più del necessario rami e sassi e a procedere addirittura con passo felpato. Per esperienza è noto che il pesce, e la trota in misura notevole, nel periodo estivo è più sospettoso del solito ed è reso ancora più diffidente dalla relativa scarsità d'acqua, nella quale scarseggiano larve e insetti.

D'estate i periodi di maggior attività si avranno nelle primissime ore del mattino e al crepuscolo, in modo particolare nei torrenti "scoperti", con il corso scarso o privo di vegetazione. In questo frangente dovranno esser messe in pratica tutte le nozioni di "lettura" dell'acqua che fanno parte del bagaglio tecnico del lanciatore e in più una cura certosina per evitare, per quanto possibile, la posa di artificiali impropri in zone d'acqua con pesci di taglia ridotta.

Quest'ultimo, infatti, oltre a essere d'impaccio per i rilasci, diventa rapidamente un campanello d'allarme per il pesce di taglia. Non è inusuale, soprattutto nei ruscelli di montagna, osservare piccoli esemplari appostati alla fine di una buca, attentissimi a ogni minuscolo frammento trasportato dall'acqua. È sufficiente lo schiocco dell'artificiale sull'acqua per farli scattare verso l'inizio della buca, vanificando così ogni ulteriore tentativo per indurre all'abboccata l'esemplare più qualificato che, solitamente, sarà appostato sulla vena principale della corrente, laddove maggiore è l'apporto di cibo.

Acque Facili e Acque Difficili 3

In linea di massima la stagione di pesca a spinning può essere suddivisa in tre fasi, ognuna delle quali con peculiarità del tutto differenti.

Quella di maggiore interesse, compresa tra l'apertura e le prime piene primaverili, vede i pesci ancora molto pigri. 
Le trote, che hanno da poco terminato il periodo riproduttivo, sono stanche, né la ridotta temperatura dell'acqua le spinge a un'attività frenetica.

In questo periodo i salmonidi si trovano a ridosso di ostacoli, preferibilmente quando questi ultimi formano rientri di corrente con discreta profondità.
Il fatto che il pesce sia poco propenso a inseguire gli artificiali impone l'adozione di recuperi molto rallentati, coadiuvati da artificiali docili a ogni improvvisa correzione di rotta.

Consigli di pesca: lo spinning - Pesca On-line.comRisultano così ottimi i rotanti con un basso rapporto tra la superficie della paletta e la zavorra, data la prevalente necessità di utilizzarli in acque piuttosto lente e profonde.

Insostituibili i tandem, preferibilmente in colori sobri e con palette opache, per renderli mimetici in un ambiente in cui i colori sono altrettanto spenti.

Tinte vivaci e troppo appariscenti non farebbero che insospettire i pesci, ancor peggio farebbero le palette a elevata rifrazione.

Anche i minnows, almeno fino ai primi aumenti di livello per disgelo o pioggia, andranno scelti con gli stessi criteri, riservando le colorazioni più appariscenti ad acque leggermente velate.
In questo periodo, utilizzando i pesciolini artificiali, non guasta un accorgimento che, oltre a rendere più sportivo e meno traumatizzante il rilascio della cattura, consente di sfruttare meglio l'artificiale.

Si tratta di eliminare l'ancoretta ventrale, origine di incagli nei recuperi al limite del movimento, quelli eseguiti facendo letteralmente strisciare il minnow sul fondale.
Per bilanciare il minor peso, è sufficiente applicare un pallino di piombo (diametro da 3 a 4 mm, a seconda della taglia del minnow).

Il periodo che coincide con la primavera è senza dubbio il più facile per lo spinning, quello che non ha bisogno di particolari consigli. Passiamo pertanto direttamente all'estate. In questa stagione la scelta degli artificiali lascia pochi dubbi, non tanto per il loro tipo quanto per il peso.

Questo assume importanza notevole per una serie di ragioni, tra le quali spicca, nella generalità dei casi, la portata d'acqua dei torrenti, solitamente piuttosto esigua in estate, che pone il pescatore in una condizione di notevole sfavore cui dovrà far fronte con gli accorgimenti validi per tutta la stagione di pesca, ma adesso applicati col massimo rigore.

Acque Facili e Acque Difficili 2

Attenzione, però: le cartine militari vengono declassate dopo un certo numero di anni e alcuni rilievi risultano notevolmente superati dall'edificazione selvaggia degli ultimi decenni. L'ultima parola spetta dunque al controllo diretto del luogo di pesca. Per le zone alpine e appenniniche occorre anche mettere in preventivo la presenza di sbarramenti per scopi idroelettrici o irrigui che in troppi casi lasciano al secco parecchi chilometri di torrente, spesso in periodi molto delicati (l'autunno e l'inverno) durante i quali avviene la riproduzione dei salmonidi. A meno che non si conosca personalmente qualcuno, è impensabile cercare di ottenere informazioni dai pescatori locali in quanto, per consolidata tradizione, il fruitore abituale del torrente o del fiume è oltremodo geloso di quello che considera un patrimonio esclusivo.
Oltre alla sensibilità personale e al senso dell'acqua del pescatore a caccia di posti "buoni", conta molto lo spirito di osservazione, soprattutto quando si giunge in un luogo dalle caratteristiche molto diverse da quelle cui si è abituati. È azzardato e controproducente pensare di arrivare sulla sponda di un torrente mai frequentato prima ed essere certi di fare catture a ritmo continuo. Occorre un accurato metodo di analisi, con cui il pescatore possa comparare la situazione che fronteggia con altre già vissute precedentemente. Si dovranno ricercare punti in cui molto probabilmente si trovano i pesci: i rientri d'acqua, il sottoriva ricco di possibili rifugi, un ceppo sommerso. I risultati di una battuta di pesca, inoltre, possono essere influenzati sensibilmente dalle condizioni meteorologiche e ambientali. Queste ultime sono quelle più facilmente interpretabili attraverso l'osservazione del tipo di acque e della ricchezza di fonti di cibo per i pesci (vegetazione, insetti ...). Sulla scorta di questi primi elementi le indicazioni di massima circa l'utilizzo degli artificiali diventeranno assai più chiare, tanto per la scelta dei modelli, quanto per quella delle loro dimensioni. Sarà del tutto inutile, se non addirittura controproducente, insistere con un minnow di grossa taglia in torrenti appenninici o prealpini nei quali per diversi motivi (l'alta pressione di pesca, il bracconaggio e la scarsa portata d'acqua) non si troveranno che poche trote di taglia ridotta, che a loro volta hanno una ridotta attività di predazione, data la scarsa presenza di pesci preda, limitata a rari vaironi o scazzoni. Il luogo di pesca più proficuo per lo spinning è invece rappresentato da un torrente con portata d'acqua media o superiore alla media, con fondo ricco di larve (facilmente individuabili sollevando sassi o detriti),costellato di ripari nei quali i pesci si nascondono nelle giornate più luminose, in occasione di piene o quando le acque sono interessate da temperature molto basse. Ovviamente anche nel torrente-tipo, in base alle condizioni del momento si avranno minori o maggiori possibilità di catture.

Acque Facili e Acque Difficili 1

Acque facili e acque difficili: questa improbabile distinzione rappresenta un ritornello ricorrente prima di ogni uscita di pesca, soprattutto parlando con chi ha già visitato un certo ambiente e nel definirlo si basa esclusivamente sull'esperienza di quel giorno. In realtà non si dovrebbero mai esprimere giudizi se non dopo aver effettuato un certo numero di uscite, in quanto i risultati parziali sono pesantemente soggetti a fattori ambientali e meteorologici, molto spesso imprevedibili e di immagini del tutto anomale. In mancanza di informazioni attendibili, al pescatore non resta che affidarsi al proprio "senso dell'acqua". Il problema logistico può essere parzialmente aggirato con la consultazione di cartine militari in scala 1:25.000 declassate, ossia non più coperte da riservatezza e in vendita presso le grandi librerie. In tal modo, si eviteranno inutili perdite di tempo alla ricerca di strade di accesso e si potrà inoltre verificare la presenza di insediamenti urbani, causa di forme di inquinamento.

Gli spostamenti, ecco cosa non fare

Gli spostamenti: se non farsi vedere da una trota può essere relativamente facile, veramente difficile è non farsi sentire: questa è la componente più importante del mimetismo e dell'avvicinamento alla trota. Nel camminare sul fondo sassoso della riva di un torrente si producono rumori che si trasmettono nell'acqua e che i pesci sono abituati ad interpretare come segnali di pericolo. È sufficiente smuovere inavvertitamente una pietra con un piede per vedere immediatamente, nel bel mezzo di una schiusa, tutte le trote di una buca smettere di bollare.
Quindi nello spostarsi sulla riva cercare, nei limiti del possibile, di non camminare pesantemente; è importante cercare di poggiare i piedi su sassi di grosse dimensioni e quindi di maggiore stabilità; evitare di camminare su piccole pietre che inevitabilmente producono rumore sotto il peso del corpo ed ancora di più, evitare di calpestare la ghiaia fine o rami secchi. Questi suggerimenti possono, da soli, fare la differenza in termini di pescato alla fine della giornata di pesca.

Non entrare in acqua: questa è un'altra regola fondamentale nel corretto avvicinamento al pesce. Evitare nel modo più assoluto di entrare con i piedi in acqua. Camminate con la massima discrezione sempre sulla riva del torrente senza neppure toccare l'acqua con la punta dei piedi perché questo è senza alcun dubbio il modo migliore di fare scappare tutte le trote della zona. Pescare dalla riva crea maggiori difficoltà, questo è vero, ma rende molto, molto di più.

Mimetismo, ecco alcuni consigli

Mimetismo: cercare di essere i più mimetici possibili significa per prima cosa, evitare di indossare vestiti dai colori sgargianti, molto accattivanti da un punto di vista estetico ma altrettanto ben visibili dalle trote. In realtà la cosa essenziale è quella di avvicinarsi all'acqua cercando la copertura visiva che i massi lungo la riva del torrente possono offrire; evitare nel modo più assoluto di camminare in posizione eretta , agitando la canna e facendo volteggiare decine di metri di coda di topo. Mantenersi bassi è sufficiente per avvicinare qualsiasi trota, tenendo presente che Consigli di pesca - Pesca On-line.com tanto più la trota è in superficie, tanto più ristretto è il suo campo visivo: ad esempio, nel caso di una trota posizionata a mezzo metro di profondità, un pescatore che mantenga una posizione inginocchiata, può essere certo di non essere visto fino a 6-7 metri di distanza. Nel caso specifico della pesca in fine-buca, condizione nella quale le trote sono praticamente in superficie, generalmente è possibile portarsi addirittura a distanza di 2-3 metri dalla trota senza che questa possa allarmarsi; naturalmente per far questo è necessario tenere il busto bassissimo e possibilmente mantenere una posizione seduta su massi appena affioranti dall'acqua.

Le Trote o i Temoli - Alcuni Consigli

Le trote o i temoli: rimangono più volentieri nelle acque mosse e ossigenata del fiume. Lungo gli argini, dove l'acqua si fa più lenta anche per l'azione della vegetazione, troveremo più spesso cavedani, lucci, persici e parecchia minutaglia. Nei punti profondi dove si accumulano i sedimenti, non avremo difficoltà ad andar dietro ad anguille, pesci gatto, ma anche a carpe e tinche. Dove i fiumi si presentano particolarmente puliti non è raro trovare attaccati alle alghe e non solo, colonie di piccoli crostacei che sono esche formidabili per molte specie di pesci d'acqua dolce. Tra l'altro, la presenza di costarci è un infallibile segnale delle condizioni del corso d'acqua dove c'è inquinamento questi animaletti non sopravvivono.

Consigli per pescare la Carpa 3

La pesca con esche galleggianti
-Le esche galleggianti possono essere estremamente efficaci in zone dove le carpe sono visibilmente in attività sulla superficie o vicino ad essa, di solito in ammassi di gigli d'acqua o di alghe.

-La crosta di pane attaccata alla lenza libera deve essere abbastanza pesante da permettere il lancio. Deve anche abbastanza grande da sopravvivere alle razzie dei pesci più piccoli.

-Il grumo di mollica appeso al di sotto della superficie costituirà uno stimolante per la carpa, specialmente se piccole particelle che si staccano dall'esca affondano nell'acqua.

-Prima di pescare è sempre bene lanciare alcuni pezzi di croste identiche nelle dimensioni alla crosta usata come esca sull'amo.

-Le carpe hanno spesso la seccante abitudine di giocare con la crosta galleggiante senza afferrarla con la bocca. Ciò accade soprattutto nelle zone più affollate di pescatori.

-La pesca in zone ricche di alghe e con esca galleggiante richiede vigilanza assoluta. Una carpa può afferrare l'esca, andarsene e rigettarla nel giro di pochi secondi, dopodiché è molto difficile che abbocchi di nuovo.

-Può essere uno sbaglio anche tirare troppo presto, ma è facile rimediare soprattutto quando il pesce prende l'esca dopo un periodo di inattività.

-È consigliabile stancare la carpa quando si trova in mezzo o nei pressi delle alghe.
Se possibile bisognerà spingere la carpa in acque limpide (se esistono) e condurla a portata di rete senza indugiare troppo.

-Se la carpa ignora l'esca galleggiante, con un giro di mulinello si posiziona subito sotto la superficie dell'acqua. Questo trucco spesso funziona.

Consigli per pescare la Carpa 2

Come inseguire la carpa
-Le carpe hanno una buona vista e sono molto sensibili alle vibrazioni della riva. Il pescatore, perciò, deve tenersi molto basso e usare una copertura qualsiasi per nascondersi mentre si avvicina. L'abbigliamento deve essere di colore naturale - l'abbigliamento mimetico militare è perfetto.

-Alle carpe piace nuotare nelle zone poco profonde e marginali in gruppi di due o tre. Ad un certo punto si tuffano con la testa a grufolare sul fondo per un po´, dopodiché continuano le loro perlustrazioni.

Consigli per pescare la Carpa 1

L' habitat della carpa

-L' habitat ideale della carpa sono, a quanto sembra, i laghi di pianura o gli stagni parzialmente circondati da alberi e ricchi di alghe di cui la carpa, in certa misura, si nutre.

-Le cave di ghiaia allagate possono essere l'habitat ideale per la carpa. Molte sono già costituite come riserve e molte altre stanno per essere costituite come tali.
Anche se a prima vista l'aspetto topografico di una cava può apparire privo di irregolarità, sotto la superficie dell'acqua è tutt'altro.

-Anche alcune cave allagate hanno la loro quantità di carpe. Questi luoghi sono spesso circondati da argini ripidi, coperti da vegetazione rigogliosa, che costituiscono sia una sfida per il pescatore che un sicuro rifugio per il pesce.

Il suo comportamento
-La carpa si nutre prevalentemente sul fondo e nel nutrirsi spesso tradisce la sua attività creando bolle che salgono alla superficie.

-Se l'acqua è bassa e il fondo è fangoso, alcune zone d'acqua si intorbidano a causa del suo grufolare subacqueo. Se le carpe sono più di una, vaste zone d'acqua si oscurano a causa del fango che viene sollevato.

-Le ore preferite dalla carpa per la ricerca del cibo sono quelle del mattino e della sera ed allora non è insolito vederle nutrirsi a soli pochi centimetri dalla riva.
Quando fa molto caldo e il clima è asciutto, la carpa spesso avanza poco sotto la superficie dell'acqua.

-Indipendentemente dal tempo metereologico, le carpe si possono trovare sotto gli alberi caduti nell'acqua. Se il tempo è nuvoloso e non troppo freddo, la carpa si nutre continuamente per tutto il giorno. Se c'è vento da sud o da sud-ovest che soffia sul lago, le carpe si riuniscono lungo la riva di sottovento, specialmente se lì l'acqua è più bassa.

-Anche le zone dei bassifondi che si trovano nel centro di alcuni bacini attraggono le carpe quando vi sono tali condizioni metereologiche.

PESCA: BRUXELLES PROPONE NUOVE MISURE DI CONTROLLO

(ASCA-AFP) - Bruxelles, 14 nov - La Commissione europea ha proposto nuove regole che sottopongono i pescatori europei a controlli maggiori sul pescato e pesanti sanzioni in caso di inosservanza.
Le proposte avanzate, ben accolte dai gruppi ambientalisti, stabilirebbero nuove regolamentazioni per il controllo e l'applicazione delle politiche europee sulla pesca, invariate da 15 anni.
''Affinche' le attivita' di pesca possano avere un futuro occorre sostituire l'attuale sistema, ormai inefficiente, dispendioso e complesso, con uno che fornisca gli strumenti adatti per produrre risultati concreti'', ha detto il Commissario europeo per la pesca, Joe Borg.
Il nuovo assetto di regole metterebbe sotto stretto controllo il pescato anche attraverso l'uso di mezzi di sorveglianza satellitare.
In questo modo le autorita' saprebbero esattamente cosa viene pescato, da chi e quando, molto velocemente.
La nuova politica proposta verrebbe applicata ai porti, al momento della consegna del pesce, e ai mercati, oltre che al mare, dove e' piu' difficile localizzare i pescherecci.
La Commissione europea ha inoltre suggerito di introdurre un sistema di penalita' a punti per chi non rispetta le quote massime di pescato, che mette a rischio i permessi e le licenze dopo un dato numero di violazioni.

1° Memorial ''Gianni Gabriele'' di pesca d'altura: a Giulianova la fetta più grande

Terzo posto al Circolo Nautico Sambenedettese - Gara valevole per l'ammissione al Campionato Italiano 2009 - Soddisfacenti le catture

Ben due piazze del podio sono state conquistate da equipaggi di Giulianova nel 1° Memorial “Gianni Gabriele”, organizzato dalla FIPSAS sezione di Teramo in collaborazione con il Circolo Nautico “Vincenzo Migliori” e l’ASD Big Fisherman e svoltosi sabato scorso 11 ottobre 2008 al largo della costa giuliese.
Al 1° posto si è classificato l’equipaggio “Big Fisherman Team” di Giulianova con l’imbarcazione “Selvaggia” composto da Marco Lefemine (comandante), Gianmarco Lefemine, Luciano Armini e Alessandro Lago (quattro catture di tonni con rilascio). Al 2° posto l’equipaggio “Altamarea” di Giulianova con l’imbarcazione “Delphis” composto da Vittorio Catenacci (comandante), Alessandro Catenacci, Ezio Rainaldi e Claudio Catenacci (tre catture con rilascio). Al 3° posto si è piazzato l’equipaggio del “Circolo Nautico Sambenedettese” con l’imbarcazione “Malon V°” composto da Claudio Camera Roda (comandante), Giovanni Camera Roda e Marcello Marzaduri (cinque catture tra cui 2 grosse lampughe non considerate ai fini del punteggio per la classifica finale). Complessivamente sono state registrate diciotto catture, di cui l’80% rilasciate, considerate più che soddisfacenti dall’organizzazione. I primi classificati sono stati premiati da Annamaria Gabriele, vedova di Gianni, che ha fortemente voluto la disputa del “Memorial” dedicato al marito prematuramente scomparso pochi mesi or sono proprio a bordo della sua barca ormeggiata al porto di Giulianova. I secondi e terzi classificati sono stati premiati, rispettivamente, dall’avv. Marco Maria Ferrari (presidente del Circolo Nautico “V. Migliori”) e da Edoardo Cipriani (presidente FIPSAS sez. Teramo). Un premio di riconoscenza è stato consegnato allo staff nazionale della Federazione (ing. Sandro Cappannari ed il dott. Aleardo Passino) per il lavoro profuso nell’ambito della manifestazione. I primi tre classificati accederanno quasi sicuramente di diritto ai Campionati Italiani di Pesca d’Altura 2009.

TROTA: Gli ambienti di pesca

La richiesta metabolica di ossigeno della trota fario è molto elevata ed è per questo che possiamo trovare questo pesce soltanto soltanto in quelle acque che possono garantirgli ciò di cui hanno bisogno. Torrenti di montagna e di valle, fiumi, canali e laghi con acque limpide, fresche e ricche d’ossigeno, sono dunque gli ambienti per eccellenza dove insidiare il salmonide più diffuso nelle acque italiane.

I torrenti di montagna

Fin dalla sorgente o poco a valle possiamo trovare le trote fario che in questo ambiente non raggiungono però mai dimensioni eccezionali in quanto l’acqua molto fredda e la scarsità di cibo non favoriscono certo la loro vita. Ai fini della pesca, i torrenti di montagna, in prossimità della sorgente, non sono certamente il massimo, ma spostandosi più a valle quando il corso diventa più largo e meno ripido e le sponde si ricoprono di vegetazione ecco che entriamo nel regno indiscusso di questo salmonide. Veloci correnti rotte da sassi affioranti, piccole buche formate da cascate ed ostacoli naturali di ogni genere sono l’ambiente preferito dalla fario. In questi corsi la pesca può essere effettuata con successo sia con le esce naturali o artificiali, ma il periodo migliore per pescarci è molto ridotto nel corso dell’anno. La montagna va affrontata dopo il disgelo, quando la temperatura dell’acqua si riscalda e le trote entrano in attività potendo trovare con più facilità il cibo costituito da invertebrati bentonici e da insetti caduti in acqua dalle sponte.

I torrenti di media valle

I corsi d’acqua di media valle sono quanto di meglio può chiedere il trotaiolo incallito: il periodo di pesca si allunga sensibilmente e le tecniche da poter sfruttare per la cattura dei salmonidi sono pressoché tutte quelle diffuse nelle acque italiane, dalla pesca con le esce naturali a canna lunga e corta, allo spinning per finire con la mosca. La fario trova nelle acque di questi torrenti tutto il cibo che può desiderare arricchendo la sua dieta anche con pesci di piccole dimensioni come scazzoni e vaironi. La taglia di conseguenza cresce notevolmente rispetto a quella dei torrenti di montagna e nei periodi giusti e con le condizioni d’acqua idonee è possibile catturare anche esemplari di tutto rispetto.

I torrenti di fondo valle e fiumi

Sono queste acque dove è possibile realizzare veri e propi record in quanto a dimensioni delle catture. I torrenti del piano ed in particolare i fiumi ampi e profondi possono ospitare fario di tutto rispetto predatrici di minuteria e cacciatrici a tutti gli effetti. Le zone migliori per pescare variano in relazione al periodo stagionale e generalmente si ricercano le fario in inverno nei posti più profondi ed in primavera estate nei sottosponda, nei raschi e dove nel corso principale si immettono gli affluenti. Non esistono tecniche specifiche per la pesca nei fiumi di fondovalle, ma sicuramente i pesciolini sono le esce migliori, trainati nei tottosponda ed a distanza di canna e lanciati e recuperati facendoli strisciare sul fondo contro corrente nelle grandi buche e nei raschi. Per quanto riguarda le esche artificiali, niente di meglio dei grossi rotanti alternati dagli ondulanti nei tratti di corrente più impetuosa per lo spinning e stremer e ninfe per la pesca a mosca.

La Pasturazione

La pasturazione, oggi, è elemento essenziale per la pesca sportiva, e questa è ormai a convinzione diffusa, non soltanto fra i pescatori agonisti, che per primi hanno introdotto l'utilizzo degli sfarinati e di altre forme complesse di pasturazione, ma anche fra i cosiddetti pescatori sportivi. Affrontare l'argomento pasturazione in modo esauriente - sia pure limitandosi alla pesca in acqua dolce - significherebbe scrivere un trattato ma richiederebbe troppo tempo e quindi mi limiterò a farlo; più semplicemente parlando questo argomento, cercando di fissare alcuni punti fermi, ma sempre nel rispetto delle convinzioni che nella pesca, ma soprattutto in fatto pastura, sono sempre molto personali ed hanno la loro sacrosanta ragion d'essere quando derivano da una personale e diretta esperienza di pesca. Da quando gli agonisti si sono affrontati all'insegna del "pesca più in là che ne prendi di più", sostenuti in questo dai commercianti, protesi a realizzare attrezzi sempre più lunghi e costosi, il pesce ha risposto nella maniera giusta, allontanandosi sempre di più da riva: gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e adesso in Amo come ad Ostellato, per parlare di due dei campi di gara più famosi, sono tutti a scervellarsi per trovare il modo di invertire la tendenza e riportare il pesce anche sulle cinque metri, com'era fino a poche stagioni or sono. Fatto sta che, specialmente dovendo pescare a lunga distanza, la pasturazione assume un significato tutto particolare ed un'importanza adeguata e questo ci pare un argomento sul quale spendere qualche parola, sempre diretta alla massa dei pescatori sportivi ed ai neoagonisti, essendo lungi da chi scrive la pretesa di insegnare qualcosa ai garisti più esperti. Le variabili principali da tenere in considerazione sono la velocità e la profondità dell'acqua, la tipologia e conformazione del fondale e la varietà delle specie ittiche insidiabili. Cerchiamo di isolarne qualcuna per dare un minimo di ordine alle nostre argomentazioni.

Acqua veloce

Con l'acqua che cammina bisogna che la pastura leghi abbastanza, in modo che la palla possa arrivare pressoché integra sul fondo, ma occorre subito distinguere se il fondale è duro oppure fangoso o limaccioso, perché in quest'ultimo caso si viene a creare uno strato soffice dentro il quale la palla di pastura affonda e rimane nascosta annullando la propria azione. Ora, di norma con l'acqua medio-veloce è difficile che ci sia un fondale di fango, ma può darsi che crescano delle erbe e, in questo caso, la corrente verso il fondo viene rallentata, favorendo il deposito e creando uno strato di limo. Quindi con fondale limaccioso soffice la pastura deve disfarsi appena arriva a contatto con il fondo. Nel caso, più frequente, in cui il fondo sia consistente, si può fare una pastura che lega di più, ma dobbiamo fare attenzione che la palla di pastura non rimanga troppo dura, perché altrimenti la forza della corrente potrebbe farla rotolare a valle prima ancora di aprirsi. Con un fondale ghiaioso, abbastanza frequente in acqua veloce, la pastura deve scendere rapidamente sul fondo e sgretolarsi a contatto con i sassi, in modo da fermarsi in mezzo ad essi senza andar giù con la corrente.

Legare o slegare?

L’ideale pertanto è avere una pastura che, come arriva sul fondo, inizia a sgretolarsi, producendo la propria azione. Il problema sta nel conciliare due esigenze apparentemente contrastanti, cioè la morbidezza della pastura ed al tempo stesso un giusto grado di pesantezza e di coesione; qui entrano in ballo le cosiddette sostanze leganti o sleganti, che conferiscono alla pastura un diverso grado di tenuta. La domanda che un pescatore può legittimamente porsi è questa: conviene affidarsi a pasture già in commercio o intraprendere la strade del self-service, approfittando della grande varietà dei singoli ingredienti che oggi vengono proposti?. Va detto subito, per sgombrare il campo da false convinzioni, che la pastura magica così spesso inseguita da tanti pescatori, anche non di primo pelo, non esiste; se uno comincia da zero la miglior cosa è affidarsi ad una buona e collaudata pastura tra quelle in commercio ed usarla con continuità fino ad approfondirne la conoscenza ed a crederci, perché la convinzione nella pesca è spesso determinante. Poi, siccome l'inventiva e l'esperienza sono fattori altrettanto basilari, si può, a seconda delle circostanze, provare l'aggiunta di singoli ingredienti, sia per quanto riguarda il gusto, sia soprattutto per modificarne il potere di coesione. Leganti possono essere sostanze più o meno zuccherini, a base per esempio di melassa, o lo stesso pane o pane grattugiato che, aggiunti alla pastura prima che questa venga bagnata, aumentano la capacità di tenuta dello sfarinato.

Acqua lenta

In acqua lenta il discorso è abbastanza simile, salvo che non c'è necessità di legare molto perché se la pastura si scioglie prima di arrivare sul fondo al massimo si tende a portare il pesce più a mezz'acqua, il che non è un gran danno, anzi, talora lo si fa appositamente; invece è peggio il contrario, quando le palle di pastura sono dei veri e propri sassi che rimangono sul fondo (cosa che può capitare usando come leganti delle sostanze molto forti, come ad esempio la creta). In acqua lenta e magari bassa vanno raddoppiate le precauzioni nel pasturare, in quanto l’effetto di questi corpi estranei che piovono in acqua è come amplificato sia come rumore che come effetto visivo e sensoriale in genere; talvolta il pesce è spaventato dalla pasturazione e si allontana, anziché esserne attratto, altre volte ritorna sotto dopo un iniziale sbandamento e talora, addirittura, si precipita sul posto, attirato dal rumore stesso provocato dalla pastura. Quindi, specie in un posto nuovo, prima di aver capito il comportamento del pesce conviene non esagerare.

Come bagnare la pastura

La preparazione della pastura è importante forse più del contenuto della pastura stessa, perché da come una pastura è bagnata e lavorata dipende l'effetto che essa produce in acqua. Il suggerimento è quello di deporre la pastura in una bacinella tonda che consenta una miglior lavorazione, e quindi di aggiungere acqua molto lentamente, poca per volta, amalgamare bene il tutto e quindi lasciarla riposare per qualche minuto, in modo che si ottenga un assorbimento ottimale, poi, se necessario, aggiungere altra acqua. Da che cosa ci si accorge se la pastura è bagnata al punto giusto?. Certamente sono sensazioni che difficilmente possono essere descritte, anche perché ciascuna pastura risponde in maniera diversa, e comunque sarà l'esperienza a fornirci la miglior risposta; quello che si può dire è che bisogna far fatica a stringerla per formare le palle. Se si pretende di fare una bella palla dura in un attimo, stringendola con una sola mano (come oggi impongono certi regolamenti agonistici), beh quella non lavorerà ma come si deve, perché incolla troppo e diventa un sasso. Dobbiamo far mente locale e capire quello che succede fisicamente: raccogliendo un po' di pastura e pressandola nella mano si provoca la fuoriuscita dell'aria, riducendo il volume dell'agglomerato. Quando la palla finisce in acqua succede il processo inverso: essa rigonfia nuovamente, con l'acqua che entra nelle porosità e si sostituisce all'aria, provocando il disfacimento appena tocca il fondo e, talora, anche durante la caduta, lasciando una scia che ha un suo preciso effetto di richiamo.

Pasturare con precisione

Purtroppo, non sempre i pescatori curano la precisione del lancio della pastura con la fionda ed invece, pescando a grande distanza, è determinante piazzare i proiettili di pastura o di bigattini incollati nel ristretto spazio di due o tre metri quadri, altrimenti è proprio meglio non pasturare affatto ed affidarsi alle catture del caso. Occorre soprattutto prendere un punto di riferimento in acqua, una mira sulla sponda opposta o un riflesso dove cercare di lanciare la pastura e naturalmente anche la lenza. E’ importante fissare un concetto basilare, non sempre subito assimilato dai neofiti, cioè che è sbagliato lanciare la pastura a monte cercando di calcolare dove essa andrà a raggiungere il fondo: questo è quanto di più impreciso possiamo fare. Ciò va bene per i bigattini sfusi o granaglie varie lanciate a fionda, ma viceversa la pastura va tirata assolutamente nel punto in cui vogliamo che cada, cioè di norma davanti a noi o semmai qualche metro più a valle; da questo discende che, al variare del fondale e della velocità delle acque, dobbiamo differenziare il grado di pesantezza e consistenza della pastura e non il punto dove essa deve essere lanciata. In sostanza, per ottenere la massima precisione, la pastura deve andar giù in modo pressoché perpendicolare: se questo accade basterà indirizzare le palline esattamente sulla linea di passata, tenendo presente che l'esca sarà sempre un metro o due più a valle del galleggiante, a seconda della velocità.

Ambienti e pesci

Andando sul concreto, si possono esemplificare alcuni ambienti dove occorre pescare e quindi pasturare a lunga distanza: grandi canali come Ostellato, fiumi ad acqua corrente come il Mincio, laghi o fiumi acqua ferma e profonda come 1 no fiorentino, canali con sponde di cemento o con vegetazione. Il Bando Valle Lepri di Ostellato è un notissimo canale utilizzato soprattutto ma non esclusivamente per le gare di pesca, popolato ormai quasi solo da carassi di media taglia, che sono stati abituati a mangiare lontanissimo dall'unica riva normalmente usata dagli agonisti e che vengono insidiati con canne all'inglese molto potenti, lanciando pesanti galleggianti in grado di raggiungere distanze dell'ordine dei 50-70 metri. La tipologia è quella del fondale basso, attorno ai due metri, quindi è preferibile usare una pastura poco chiusa che si spacchi rapidamente per staccare il pesce dal fondo, cosa questa che è abbastanza facile ottenere specie con l'arrivo del caldo. Il carassio è un pesce che sente la pastura, ma ha un comportamento imprevedibile e rimane spesso imbrancato: attenzione quindi a non esagerare con la pasturazione e soprattutto con i bigattini, che potrebbero rapidamente sfamare il pesce. L’Arno fiorentino, caratterizzato normalmente da alto fondale e corrente lentissima o assente, è una palestra ideale per la pesca all'inglese praticata anche a lunga distanza, ma in maniera più classica e con zavorre medio-leggere, tenendo peraltro conto che si usa il galleggiante scorrevole. Qui l'alternativa principale è tra cavedano e carassio. Il primo molto spesso si porta anche a mezz'acqua, e predilige il bigattino, per cui le larve si lanciano sia sfuse (compatibilmente con la distanza) che con un'incollatura leggera che le faccia aprire in calata. Il carassio, ma anche la carpa, staziona più sul fondo ma attenzione perché nel periodo caldo, quando inizia la fioritura, di alghe e microflora acquatica che porta ad una diminuzione dell'ossigeno e che si percepisce dal colore scuro delle acque, il pesce di qualsiasi specie tende a salire ed a cibarsi a mezz'acqua. Questa situazione è interessante, in quanto su di un fondale di 7-8 metri non è facile riuscire a capire a che profondità stazioni il pesce: se non risponde sul fondo si comincia a salire gradualmente e nel contempo si fa legare un po' meno la pastura stringendola poco. Insistiamo sul concetto che, se non si è certi che la pesca sia stabilmente sul fondo, la pastura va bagnata poco, in modo che si presti ad essere serrata più o meno variando quindi la sua azione durante la pesca. La consistenza della pastura la si intuisce anche dal rumore che essa fa quando cade in acqua, che - mutuando dal linguaggio dei fumetti e con un pizzico di ilarità che non guasta - si potrebbe schematizzare Come segue:

plop: tonfo secco come quello prodotto da un sasso, va bene per lavorare sul fondo;

plaf : rumore più attenuato, la pastura tende a disfarsi mentre scende, lavora a mezz'acqua;

ciaf : impatto di un corpo piatto e poco pesante, la pastura si scioglie quasi in superficie.

Nel caso di canali quello che conta non è tanto la conformazione quanto le specie ittiche insidiabili ; infatti, due canali apparentemente simili come lo Scaricatore del Mincio a Pozzolo e il navigabile di Cremona, caratterizzati entrambi da sponde in cemento lineari, presentano caratteristiche di pesca molto diverse. Nel primo caso prevale il cavedano e quindi l’impostazione sarà a bigattino, nel secondo domina la scardola che è un pesce di superficie, molto vagante, come dimostra la conformazione della bocca che, a differenza del barbo e della savetta, è tagliata all’in giù. Per la scardola non guasta qualche bigattino in pastura, così come il gusto e qualche chicco di mais e pastura non molto serrata in modo che scenda facendo un po’ di macchia. Un problema particolare si pone quando la scardola sta dentro i canneti sulla sponda opposta, come avviene in fiumi come il Brian o il Lemene o in tanti canali di irrigazione. Per quanto si possa lanciare la lenza vicino ai canneti, l’esca verrà inevitabilmente richiamata un metro due verso il centro del fiume, e quindi un errore clamoroso sarebbe quello di voler pasturare proprio a ridosso della sponda opposta: in questo caso il pesce proprio non uscirebbe più fuori dal canneto. Occorre invece pasturare leggermente più corto per far si che la scardola venga fuori, in una parola stanare il pesce per portarlo verso il centro, ovvero laddove lo si può pescare in condizioni più vantaggiose.

Bigattino a distanza

Quando prevale il cavedano, come può capitare non solo in Arno ma anche in altri fiumi come il Mincio, l'Adda o in canali come lo Scaricatore di Pozzolo, o nei grandi laghi padani e non, il bigattino si sostituisce del tutto agli sfarinati. Chiaramente si tratta quasi sempre di larve incollate e qui bisogna fare attenzione all'uso della colla, che viene cosparsa sui bigattini distesi su una bacinella e precedentemente spruzzati con alcune gocce d’acqua.. Ci sono svariati tipi di collante e ciascuno va conosciuto bene prima di capire come usarlo: il massimo della resa è quando si ottiene l'effetto aggregante, la cosiddetta palla di bachi (micidiale anche sull'amo) con il minor quantitativo possibile di colla. Questo comporta che la colla sia sufficiente a mantenere l'aggregazione in volo ma, appena toccata l'acqua perda il suo potere, in modo che le larve si liberino e scendano in modo naturale verso il fondo. In questo caso, il rumore provocato dall'impatto con l'acqua deve essere molto ovattato (simile al ciaf di prima) ed anzi si deve avere l'impressione che l'impiastro di larve tenti disperatamente di galleggiare, prima di sparire sotto la superficie. Concludendo questa nostra chiacchierata sulla pasturazione , diciamo che la cosa più importante è evitare gli errori, quindi non tanto fare una certa cosa ma non farne un'altra.

L’uso della terra

Avrete sentito dire sicuramente che spesso si usa la terra, specie da parte di pescatori agonisti, e questo può avere significati molto diversi. Ci sono tanti tipi di terra, quella che lega e quella che slega, quella che fa la macchia e quella che appesantisce più o meno; inoltre la terra serve spesso come veicolo puro e semplice per accompagnare sul fondo altri elementi attrattivi ed in particolare piccole larve (tipico esempio le larve di zanzara, fuillis e ver de vase) ma anche dei vermi o lombrichi, per i quali va benissimo della comune terra di talpara. La terra può essere usata in modo anche molto più sofisticato, per creare una sorta di strato o di tappeto fangoso sul quale poi far arrivare la pastura quando, specialmente negli stagni o nei canali del Nord Europa, vi è un fondale di sofficissimo limo dove la pastura affonderebbe. Questa operazione chiaramente è possibile pescando non alla lunga distanza, ma a tiro di una roubaisienne, altrimenti il lancio preliminare di terra risulterebbe troppo dispersivo.

Pesca con esche da riva

CAMPIONATO ITALIANO DI PESCA CON ESCHE DA RIVA-FIUME TEVERE, 15 e 16 giugno 2007

Piccoli Consigli Di Pesca

Le trote o i temoli: rimangono più volentieri nelle acque mosse e ossigenata del fiume. Lungo gli argini, dove l'acqua si fa più lenta anche per l'azione della vegetazione, troveremo più spesso cavedani, lucci, persici e parecchia minutaglia. Nei punti profondi dove si accumulano i sedimenti, non avremo difficoltà ad andar dietro ad anguille, pesci gatto, ma anche a carpe e tinche. Dove i fiumi si presentano particolarmente puliti non è raro trovare attaccati alle alghe e non solo, colonie di piccoli crostacei che sono esche formidabili per molte specie di pesci d'acqua dolce. Tra l'altro, la presenza di costarci è un infallibile segnale delle condizioni del corso d'acqua dove c'è inquinamento questi animaletti non sopravvivono.

Evitare i pescatori: ancor prima di cercare i pesci, preoccupatevi di scansare i pescatori. La compagnia è una bella cosa in occasione di gite turistiche o di passeggiate al mare, ma sul torrente è decisamente da evitare. Prima di iniziare a pescare controllate di non avere vicino altri pescatori in un raggio di almeno 50 metri, il minimo indispensabile per una mattinata di pesca sul torrente. La cosa cambia se si desidera pescare in compagnia di un pescatore con il quale esiste già un buon affiatamento; in questo caso è sufficiente organizzarsi e coordinare le manovre di pesca per divertirsi insieme.

Mimetismo: cercare di essere i più mimetici possibili significa per prima cosa, evitare di indossare vestiti dai colori sgargianti, molto accattivanti da un punto di vista estetico ma altrettanto ben visibili dalle trote. In realtà la cosa essenziale è quella di avvicinarsi all'acqua cercando la copertura visiva che i massi lungo la riva del torrente possono offrire; evitare nel modo più assoluto di camminare in posizione eretta , agitando la canna e facendo volteggiare decine di metri di coda di topo. Mantenersi bassi è sufficiente per avvicinare qualsiasi trota, tenendo presente che Consigli di pesca - Pesca On-line.com tanto più la trota è in superficie, tanto più ristretto è il suo campo visivo: ad esempio, nel caso di una trota posizionata a mezzo metro di profondità, un pescatore che mantenga una posizione inginocchiata, può essere certo di non essere visto fino a 6-7 metri di distanza. Nel caso specifico della pesca in fine-buca, condizione nella quale le trote sono praticamente in superficie, generalmente è possibile portarsi addirittura a distanza di 2-3 metri dalla trota senza che questa possa allarmarsi; naturalmente per far questo è necessario tenere il busto bassissimo e possibilmente mantenere una posizione seduta su massi appena affioranti dall'acqua.

Gli spostamenti: se non farsi vedere da una trota può essere relativamente facile, veramente difficile è non farsi sentire: questa è la componente più importante del mimetismo e dell'avvicinamento alla trota. Nel camminare sul fondo sassoso della riva di un torrente si producono rumori che si trasmettono nell'acqua e che i pesci sono abituati ad interpretare come segnali di pericolo. È sufficiente smuovere inavvertitamente una pietra con un piede per vedere immediatamente, nel bel mezzo di una schiusa, tutte le trote di una buca smettere di bollare.
Quindi nello spostarsi sulla riva cercare, nei limiti del possibile, di non camminare pesantemente; è importante cercare di poggiare i piedi su sassi di grosse dimensioni e quindi di maggiore stabilità; evitare di camminare su piccole pietre che inevitabilmente producono rumore sotto il peso del corpo ed ancora di più, evitare di calpestare la ghiaia fine o rami secchi. Questi suggerimenti possono, da soli, fare la differenza in termini di pescato alla fine della giornata di pesca.

Non entrare in acqua: questa è un'altra regola fondamentale nel corretto avvicinamento al pesce. Evitare nel modo più assoluto di entrare con i piedi in acqua. Camminate con la massima discrezione sempre sulla riva del torrente senza neppure toccare l'acqua con la punta dei piedi perché questo è senza alcun dubbio il modo migliore di fare scappare tutte le trote della zona. Pescare dalla riva crea maggiori difficoltà, questo è vero, ma rende molto, molto di più.

Attrezzatura per la Pesca In Laghetto

Lo striscio "leggero", che impiega zavorre il cui peso va da 1 a 7 grammi, sì pratica con canne dalla spiccata azione parabolica che permettono lanci a distanze limitate.
Determinare il "tipo" di striscio è il peso delle zavorre impiegate. Ovviamente, una zavorra di grammatura superiore scenderà a fondo più rapidamente di una più leggera: ma non è questo l'unico elemento che sta alla base di un piombo anziché di un altro: le discriminanti sono infatti diverse. Per esempio, si sceglieranno piombi dai 4 ai 7 g se si deve lanciare relativamente distante, se, in gara, si vuole entrare in pesca più rapidamente degli avversari o se si deve pescare recuperando velocemente a mezz'acqua. Al contrario, se si vuole tentare la cattura di qualche pesce che si muove lentamente sotto il pelo dell'acqua, se si vuole che la "tremarella" pervenga all'esca in modo efficace o, se si ha a che fare con pesci poco vivaci, la scelta dovrà ricadere sulle microgrammature da 1 a 3 g. Ovviamente anche la lunghezza del bracciolo finale ha la sua importanza e cambierà di conseguenza. Sarà corto (dai 30 ai 60 cm) in presenza di trote voraci oppure nelle strisciate in aderenza al fondo, mentre sarà lungo (dai 70 cm ai 2 m) nei casi in cui ci si troverà al cospetto di trote pigre a reggere la tocca, come se ne incontrano in autunno. Sarà solo l'esperienza a far capire di volta in volta quale grammatura scegliere e a quale lunghezza di bracciolo abbinarla.

Le canne per lo striscio leggero
Le canne da pesca per praticare lo striscio leggero avranno lunghezze comprese tra i 3,50 e i 4 m, anche se la misura ideale, quella che consente una buona manovrabilità, si è ormai standardizzata sui 3,80 m. Poiché nello striscio si pesca al tocco, cioè la mangiata della trota è resa visibile dai fremiti del cimino che, a loro volta, giungono alla sensibilità della mano che impugna la canna, se ne deduce che la trota sentirà ancor prima del pescatore la resistenza opposta dalla durezza dell'attrezzo. Ecco quindi che la principale prerogativa di una canna da striscio, o almeno del suo cimino, deve essere la massima sensibilità. Ma questa non è l'unica caratteristica. L'agonismo insegna, infatti, che durante lo svolgimento di una manifestazione si incontrano tre momenti diversi tra loro: i primi minuti di gara (in cui si deve essere velocissimi nell'estrarre la cattura), le successive pescate e, infine, il momento più difficile, quello in cui le abboccate si rarefanno e i pesci rimasti in acqua sono diventati più sospettosi. Per ciascuna di queste fasi occorre un modello di canna ad azione più o meno parabolica (quelle che in gergo sono chiamate "morbidone") che ci consenta di operare al meglio. Per la prima fase serve un attrezzo che non faccia perdere tempo nel tira e molla del sottosponda e che obbedisco prontamente alle forzature; serve dunque una canna quasi rigida ad azione sensibile di punta. Per la seconda fase c'è bisogno di una canna ad azione media in cui appaia manifesto il lavoro dei pezzi centrali, che devono assecondare la flessuosità della punta. Infine, per eseguire la pesca di "ricerca" che caratterizza la terza fase, è indispensabile una "morbidona" ad azione superparabolica la cui accentuata flessibilità permetta di imbobinare fili sottilissimi (per esempio dello 0, 12) che facilitino il lancio di pesi veramente ridotti e accompagni meglio le violente strattonate della preda allamata. Questa canna è talmente sensibile e flessuosa che le tocche della trota sono inavvertibili dalla mano del pescatore. Questa morbidezza è una dote importante perché anche la trota, dall'altro capo della lenza, non avvertirà alcuna tensione, se non quella, minima, simile alle resistenza opposta da una qualsiasi piccola preda appena addentata.

Gli anelli
L'anellatura di una canna da pesca forma una specie di tunnel al cui interno il filo deve scorrere con la massima fluidità. Un certo attrito prodotto dal contatto tra filo e anello è però inevitabile, soprattutto quando la canna è piegata sotto lo sforzo di una preda allamata; di conseguenza e molto importante scegliere un tipo di anello che offra garanzie antierosive e sia refrattario al calore. Il migliore è sicuramente l'anello in SiC (Silicon Carbide) che, purtroppo, costa moltissimo. Tuttavia, il mercato offre eccellenti alternative al SiC, con la sola eccezione dell'apicale. Questo anello, posto in cima alla canna, costituisce l'ingresso del tunnel, ed è il passante che deve sopportare maggiormente l'effetto del filo che, passandovi all'interno, è perennemente costretto a un lavoro in "curva". La scelta di un apicale in SiC è dunque d'obbligo per tutte le canne. Per le corte canne paraboliche servono anelli molto piccoli, leggeri, a gambo singolo e a ponte alto, quali sono quelli di solito impiegati per la pesca all'inglese. Il "ponte alto" è una proprietà necessaria che aiuta ad attenuare il fastidioso aderire del filo alla struttura dei pezzi nelle giornate di pioggia. Se nella pesca a lunga distanza questo non è un problema perché il peso stesso delle bombarda tiene il filo teso e distaccato dalla canna, nello striscio leggero il ponte alto diventa un requisito fondamentale se si vuol riuscire a lanciare i pesi leggeri da 2 a 3g.

I mulinelli
Nello striscio il mulinello svolge un ruolo estremamente importante. Dal suo corretto funzionamento dipendono, infatti, tutte le azioni di pesca, dai lanci della lenza al recupero della preda. Per poter affrontare questa notevole mole di lavoro, il mulinello deve possedere dei meccanismi di ottimo livello. Le canne per lo striscio leggero si distinguono per maneggevolezza e per sensibilità, il mulinello da accoppiare loro dovrà possedere le stesse caratteristiche. Dovrà essere uno di quelli concepiti per agevolare il lancio di microzavorre, avere dimensioni piccole o medie e bobina con diametro massimo di 45 mm. Il mercato offre due tipi diversi di mulinello che differiscono nella concezione meccanica della sede raccoglifilo: quelli a bobina rotante e quelli a bobina fissa. Nei modelli a bobina rotante il filo viene caricato direttamente dalla confezione di vendita: basta chiedere aiuto a qualcuno che regga la confezione, tenendola per una matita infilata nel foro. Al contrario, nei mulinelli da lancio coperti o scoperti, la bobina fissa è messa in posizione frontale e angolata di 90° gradi rispetto alla canna. Quindi per passare dalla confezione di vendita alla bobina il filo è costretto a subire una contorsione. I pescatori inesperti ricorrono al sistema della matita anche in questo caso, con risultati pessimi. Bisogna agire proprio in maniera opposta, ossia il rocchetto originale del filo deve essere tenuto fermo così che il monofilo non perde le sue spire che verranno raccolte dalla bobina del mulinello. La maggior parte dei mulinelli sono dotati di una o più bobine intercambiabili e caratterizzate da una sede raccoglifilo molto profonda. La bobina deve essere riempita fino all'orlo ed è quindi antieconomico caricarla di 200-300 m di filo tutto di ottima qualità dal momento che se ne utilizzeranno solo i primi 70-80 m. L'ideale sarebbe acquistare mulinelli con bobine che abbiano il fondo rialzato, tali da contenere soltanto quei 100 m di monofilo dello 0,20. Ma si può procedere anche in altro modo: con una modica spesa si acquista del monofilo molto sottile (0,12 o 0,14) col quale si prepara una base che si lascerà fissa in fondo alla sede portarlo. Si usa filo sottile perché è quello che garantisce una superficie il più possibile compatta e uniforme.
La placca portamulinello - Le "morbidone" sono corte e maneggevoli: sono attrezzi che non richiedono il lancio forzato a due mani e, pertanto, la placca portamulinello può essere collocata bassa. D'altro canto la "tremarella" richiede che il calcio della canna debba far corpo unico con l'avambraccio e già questo non lascia alternative. Quindi, la distanza che deve intercorrere tra il tallone della canna e il piede del mulinello deve essere all'incirca pari alla lunghezza dell'avambraccio di chi pesca.

Il monofilo
Se per il monofilo da imbobinare la scelta va fatta in base alle preferenze e alla fiducia riposta in una data marca, per il tipo da impiegare nei braccioli finali il discorso è diverso. I trotisti hanno due esigenze: l'innesco, che deve ruotare vorticosamente sul proprio asse, e l'estrazione al volo della preda. Alla perfetta, rotazione dell'esca concorrono diversi fattori: le fattezze dell'amo, il corretto posizionamento dell'esca e l'uso della girella tripla. Ma anche il diametro del monofilo è importante: un piccolo innesco di due camoline girerà più vorticosamente se verrà legato a un filo sottile dello 0,10. La sottigliezza non oppone resistenza all'elica dell'innesco e inoltre lo carica di autotorsioni che poi vengono scaricate nella girella tripla. Di conseguenza, nello striscio, la finezza del diametro del bracciolo finale non è consigliato per la minore visibilità, ma perché facilita la roteazione dell'esca. Bisogna però raggiungere un equo accordo con il "carico di rottura" che l'esperienza ha inquadrato nel diametro 0,16. Oggi il mercato offre dei monofili ottimi sotto tutti gli aspetti che, però, costano molto. Ma è un sacrificio che deve essere affrontato.

Sgrassare il filo per farlo affondare:

Sgrassare il filo per farlo affondare:

In commercio si trova di tutto ma costa e allora basta "fregare" alla nostra mamma o nonna una molletta per appendere i panni ad asciugare (i migliori sono quelle in legno).A questo punto si prende una spugnetta da cucina e si tagliano due quadratini grandi come le facce interne della molletta (vedi disegno).

Una volta sul posto di pesca si fa un lancio il più lontano possibile e si recupera il filo che passando tra le due spugnette precedentemente bagnate con una goccia di detersivo liquido da cucina (quello verde per capirsi) sgrasserà a dovere il filo che per molti lanci affonderà senza problemi anche se non è un filo affondante specifico per la pesca all'Inglese.

Piombi da pesca

I PIOMBI PIOMBI PER LA PESCA A FONDO
I piombi da fondo da utilizzare in un fiume con il Po, dove la corrente molto spesso é fortissima, dovranno avere una forma tale da ancorarsi con facilità nel fondo sabbioso. Forme trapezoidali tipo "bara" o "saponetta", appiattite facilitano questo compito; ovviamente anche il loro peso deve essere proporzionato alla forza della corrente. In commercio si possono trovare sia quelli adatti al passaggio del filo al loro interno "inline", sia quelli muniti di girella, simili a quelli utilizzati per il carp-fishing, i quali si trovano anche ricoperti di materiale plastico, in modo tale che, in caso di perdita della montatura, il piombo, che é un metallo molto inquinante, non vada a peggiorare l'ormai critica situazione di inquinamento dei nostri fiumi. PIOMBI PER LA PESCA CON IL CLONK ED IL GALLEGGIANTE
Questi piombi non avendo il compito di ancorarsi sul fondale, ma solo quello di tarare il galleggiante o di far lavorare la lenza sotto la perpendicolare della barca in deriva all'altezza voluta, dovranno essere di forma affusolata: a goccia o a pera. In questo modo, il loro attrito durante l'abboccata sarà ridotto al minimo e ciò facilita la riuscita dell'inganno al pesce. Se le condizioni di corrente sono molto variabili e durante la fase di pesca siamo costretti a sostituire più volte la grammatura, i piombi di tipo intercambiabile (Vedette) sono sicuramente un'ottima soluzione.

Costruire una Serbidora da Tripode

Costruire una Serbidora da Tripode


Testo di Alessandro Salvini
Fotografie di Alessandro Salvini
Data Pubblicazione 16/07/2006


Serbidora autocostruita, regolabile e snodata, ripiegabile sul tripode per il trasporto.

Materiale Occorrente

45 cm (circa) di tubo per tendalino da barca;
1 snodo autobloccante per tendalino da barca;
1 giunto ad un ala per tendalino da barca;
1 giunto a due ali per tendalino da barca;
2 terminali ad occhiello per tendalino da barca;
1 dado a galletto

Viti autofilettanti in acciaio o rivetti;

Vassoio alluminio o plastica;

Vediamo come Procedere

Con un seghetto a ferro, tagliare il tubo in modo da ottenere due pezzi, uno di circa 30 cm e l’altro di 15 cm;

Fissare un terminale ad occhiello, con viti autofilettanti in acciaio (o rivetti), ad una estremità del tubo di 30 cm;

Fissare all’estremità opposta, del medesimo tubo, il giunto a due ali, sempre con viti autofilettanti in acciaio (o rivetti);

Inserire il braccio posteriore del tripode nello snodo autobloccante, mettere un bulloncino in acciaio nel primo foro e bloccarlo con dado a “galletto”, in modo che allentandolo, si possa regolare l’altezza dello snodo sul braccio del tripode a piacimento;

Fissare il tubo preparato, allo snodo autobloccante che abbiamo applicato al braccio del tripode con bullone e dado a “galletto”:

Fissare il giunto ad un ala ad una estremità del tubo di 15 cm.

Togliere l’aletta al terminale ad occhiello , in modo che prenda la forma di un bicchierino , forarlo nella parte superiore, in modo da fissare un bullone che fuoriesca .

Fissare il bicchierino ottenuto alla estremità libera del tubo di 15 cm e fissare il vassoio, forato al centro, al bullone che fuoriesce dal bicchierino con un dado a “galletto”:

Fissare il tubo corto a quello già applicato al braccio del tripode, con bullone e dado a “galletto”:

Risultato Finale

Alessandro Salvini